martedì 10 novembre 2015

PARITY RATE

Parity rate si, Parity rate no. 
Il tema è senz'altro fra i più sentiti degli ultimi anni nonché fra i più discussi anche grazie al risalto che gli stessi social network hanno contribuito a dare. 
Precisiamo intanto che la Parity Rate altro non è che una clausola prevista nell'accordo contrattuale che viene stipulato tra albergatore e OTA nella quale l’hotel è obbligato ad applicare una tariffa identica su tutti i canali distributivi.
Se da un lato è chiaro che la parità tariffaria presenta grandi vantaggi per l'albergatore non solo in termini di semplicità di distribuzione ma anche di linearità tariffaria, dall'altro pone allo stesso una serie di vincoli spesso occulti. 
I vantaggi apparentemente sono anche per il consumatore, il quale non avrà difficoltà al momento della prenotazione perché dalla ricerca che effettuerà il risultato sarà sempre lo stesso  e avrà così una situazione chiara e lineare della politica tariffaria della struttura.
Se la Parity Rate arrecasse solo vantaggi non vi sarebbero le criticità che la stessa Federalberghi, la principale associazione di categoria degli albergatori ha più volte denunciato.
Una denuncia che per la complessità dei temi trattati è di difficile comprensione per i non addetti ai lavori ma che qui cercheremo di rendere comprensibile.
Innanzitutto non è certo che la parità tariffaria implichi vantaggi al consumatore e vediamone i motivi:
a) le camere che vengono vendute attraverso le OTA hanno delle commissioni che l' hotel è costretto a riconoscere e che talvolta possono superare anche il 30-35 %. Le camere che l'hotel vende per esempio sul suo sito internet non pagano questa commissione, pertanto ove anche l' albergatore volesse rinunciare ad una sua parte di guadagno riconoscendo al cliente una scontistica, questo sarebbe impedito dalla clausola contrattuale della parità tariffaria.
b) di fatto la parità tariffaria non è solo ostativa della libertà tariffaria che si potrebbe applicare ma è ostativa per L'ENTRATA DI NUOVI ATTORI nel mercato ( altre OTA ), questi nuovi soggetti infatti, pur in presenza di un modello di business diverso e più efficiente non potrebbero offrire al consumatore tariffe più basse ( e ciò potrebbe avvenire magari chiedendo agli hotels una commissione più bassa ) in presenza del vincolo contrattuale della Parity Rate originariamente sottoscritta.
Qui va inoltre evidenziato un ulteriore problema figlio della maggiore comprensione delle dinamiche della rete internet da parte delle OTA rispetto alla realtà alberghiera italiana.
E' ora evidente che l'enorme successo delle agenzie on line sia figlio di uno sfruttamente del brand name ( nome proprio del singolo hotel ) all'atto della ricerca da parte del cliente sui motori di ricerca.
Essersi all'inizio impadroniti di questo elemento ha consegnato loro un enorme vantaggio competitivo che le successive clausole contrattuali hanno consolidato. 
Va inoltre evidenziata un ulteriore aspetto distinguendo fra una realtà alberghiera più strutturata ( Catena Alberghiera ) e l' Hotel individuale. 
Per una catena alberghiera molto nota non è impossibile emarginarsi dalle OTA, infatti può contare sul proprio brand sfruttandolo nei relativi processi di commercializzazione in rete, per un hotel  individuale invece le OTA sono si fonte di grande visibilità ma spesso canale senza alternative.
Per questa ragione la Federalberghi ha posto in atto una serie di azioni finalizzate alle tutela del settore alberghiero fra le quali le principali:
il ricorso al TAR del Lazio per chiedere l’abolizione definitiva della clausula di parity rate, così come la campagna “Fatti furbo” ma sopratutto è la data del 6 Ottobre 2015 che rappresenta un punto di svolta, la Camera dei Deputati ha approvato in questa data l’emendamento al disegno di legge sulla concorrenza presentato dall’Onorevole Tiziano Arlotti:
Nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto”.
Arlotti conclude così il suo DDL:
"Avere riconosciuto una regola valida per tutti gli operatori che stabilisce il diritto di determinare liberamente le condizioni di offerta dei propri servizi senza alcun vincolo di accordo o tariffa rappresenta l’essenza della libertà imprenditoriale, che sicuramente si riverserà positivamente sull’impresa ricettiva e sul cliente che potrà avere offerte più vantaggiose” 
Questo DDL è successivo tuttavia ad una serie di modifiche agli accordi contrattuali che le OTA avevano comunque già posto in essere.
Andrea D’Amico, Regional Director di Booking.com in Italia nel Dicembre 2014 ha così riassunto i cambiamenti  circa la parity rate:
“In base alla proposta presentata da Booking.com ed accettata dalle autorità in Italia, Francia e Svezia, gli alberghi possono offrire tariffe più basse ad altri intermediari e rispettare la parità tariffaria soltanto per le prenotazioni dirette che non provengano da loro clientela fidelizzata”.
L’annuncio prevedeva l’abolizione della clausula di parity rate tra Booking.com e le altre OTA, mentre rimaneva nei confronti del sito dell’hotel.
La contestazione degli albergatori fu subito evidente: nessun albergo concederebbe ad altri intermediari, (altre OTA )dei prezzi più bassi rispetto a quelli presenti sul suo sito internet. La perdita sarebbe ancor maggiore visto che alle OTA viene riconosciuta anche una commissione.
E' da qui che si è reso necessario un intervento del legislatore , anche se ora il DDL passerà al Senato e la promulgazione della legge appare ancora lontana ed incerta anche alla luce delle possibili riforme al titolo V della costituzione.
Fanno però riflettere le parole del Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca che dice: “Tutti gli attori saranno spronati a nuovi investimenti e ad una gestione più efficiente. Gli alberghi che vorranno potenziare le vendite dirette dovranno aumentare gli investimenti in tecnologia e nella formazione degli addetti”.
Il pensiero di Bocca viene con parole diverse confermato da Max Starkov, Presidente di HeBS Digital, nel suo articolo pubblicato un mese prima del DDL al Senato, scrive: “L’abolizione della parità tariffaria sarà buona cosa solo se gli albergatori si convinceranno del fatto che è arrivato il tempo di investire in tecnologia e campagne di marketing online, con l’obiettivo di aumentare il volume delle proprie prenotazioni dirette. 
Senza questa svolta, la fine della parity rate non scalfirà il monopolio dei portali”.

Autore: Roberto Necci
ha collaborato nella ricerca fonti: Giada Pennacchini



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