martedì 7 agosto 2012

La compagnia di Gesù

La mia giornata, come quella di moltissime persone, si apre con la rassegna stampa.
Trovo pertanto spunti, considerazioni, punti di vista.
Non sempre questi ultimi sono degni di nota , spesso sono superficiali e qualunquisti, l' apice si tocca quando a parlare è il politicante di turno; sarà il caldo estivo, la voglia di notorietà ma le " baggianate " sono in costante aumento.

A volte però si ha la possibilità di imbattersi in punti di vista di persone con una visione molto ampia e con estrema capacità di analisi dei fenomeni.
Persone che spesso, come nel caso qui di seguito descritto, con una cultura, una storia , una formazione lontana dalla mia ma non per questo non utile ascoltare.

Mi sono imbattuto in una intervista a Padre Adolfo Nicolas il Superiore Generale dei Gesuiti, la Compagnia di Gesù, qui un estratto della sua visione dei momenti che stiamo vivendo:

" I momenti che stiamo vivendo necessitano innanzitutto di ottimisimo, un ottimismo che ci deve far considerare il periodo come una opportunità da non perdere, un momento di sviluppo da cogliere al volo, un periodo denso di cose da scoprire per ricominciare a creare un tessuto solidale a livello planetario; vi è necessità di allargare la propria visione del mondo, ed essere " combattivi " ( e qui la compagnia di Gesù ha le carte in regola per esserlo ....n.d.a. ) e non farsi prendere dallo scoramento nelle difficoltà"

Poi fa un parallelo fra i momenti attuali ed il periodo vissuto dal fondatore dei Gesuiti , Sant' Ignazio , nato nel 1491, un epoca dove tutto stava cambiando, Padre Nicolas evidenzia: "all'epoca stava cambiando la comunicazione , si erano scoperte nuove forme di veicolazione delle notizie ( nasceva la stampa ), si cominciavano a conoscere continenti come l' Asia, l' America, c'erano forti difficoltà ma si aprivano enormi prospettive.

Quella situazione fece scoprire a Sant' Ignazio che la chiave di volta era avvicinare i popoli con il cuore ( e non solo con le merci da scambiare ) e sopratutto utilizzare le nuove forme di comunicazione ( allora ed oggi ) come strumento di comprensione di culture diverse dalle nostre.

Non pensare piu' che " casa nostra " sia il centro del mondo, ma spingersi piu' in là nei mondi nuovi, che solo la conoscenza non ci fa temere. Abbiamo paura di cio' che non conosciamo, se andassimo all' essenza delle cose avremmo voglia di scoprire e conoscere.

Le paure aggiunge " emergono solo quando  si ha una visione ristretta del mondo " conclude dicendo:

" le nuove forme di comunicazione vanno usate per comprendere come possiamo evolverci "

Ogni commento ulteriore da parte mia sarebbe superfluo.

Nessun commento:

Posta un commento