martedì 24 luglio 2012

Petrolio, Diamanti e......turismo

Il titolo di questo post mi rendo conto essere un pò insolito, ma la spiegazione successiva rendera' il tutto piu' chiaro. La mia attivita' di consulente mi permette di analizzare fenomenologie che la mia attivita' di imprenditore difficilmente mi permetterebbe di analizzare.
Collaborare con aziende di caratura internazionale mi permette di avere costantemente un orizzonte molto ampio. Analizzando per esempio lo sviluppo turistico in alcune aree del continente africano, ho avuto modo di soffermarvi su alcune problematiche che partendo dalle risorse naturali ( di cui l' Africa e' ricchissima ) coinvolgono aspetti di natura economica internazionale ( apprezzamento delle valute locali ) ed hanno ripercussioni sugli sviluppi degli investimenti stranieri; nel caso da me analizzato le compagnie alberghiere.
Vengo al dunque: alcuni paesi africani seppur considerati fra i piu' poveri al mondo, sono ricchissimi di risorse naturali: petrolio, diamanti, manganese, bauxite, nichel e oro.
Tali risorse vengono perlopiu' esportate all'estero , acquirenti sono gli stati occidentali o orienali ( cina in primis ) o compagnie multinazionali che li utilizzano a scopi industriali.
E' evidente che questo continuo flusso di esportazioni fa generare enormi guadagni per l'economia locale ( che finiscono nelle tasche sbagliate, ma questo e' un altro discorso...).
Questi guadagni pero' generano anche un altro tipo di fenomeno : apprezzano la moneta; l'apprezzamento della moneta risponde in questo caso ad una elementare legge economica.
L'apprezzamento della moneta genera un altro fenomeno: rende meno competitivi oltre che i prodotti locali ( che magari darebbero da vivere alla popolazione ) ma sopratutto rende difficoltosi gli investimenti esteri e da qui il turismo e' strettamente coinvolto.
L'apprezzamento della moneta per esempio rende quasi in parita' il cambio con monete di stati con economie piu forti anche perche' piu distribuite ( dollaro in primis ).
Ma l'aver ricchezze che generano benessere solo per il dittatore di turno, spesso fantoccio in mano alle multinazionali o agli stati, genera anche un altro danno di cui la popolazione e' vittima.
I paesi cosi strutturati ( ricchezze naturali, sistemi dittatoriali ) non hanno nessun interesse / incentivo ad investire nel capitale umano ( dicasi educazione, scolarizzazione ), non hanno nessun interesse inoltre a sviluppare economie che permettano di distribuire la ricchezza ( sistema fiscale ) poiche' le rendite derivanti dallo sfruttamento sono cosi elevate da distogliere l'interesse verso altre entrate statali.
Pertanto tornando nello specifico sul settore che e' di nostra competenza, se una compagnia alberghiera con distribuzione mondiale volesse allargare le sue operazioni nel continente africano, sicuramente non partirebbe da "un investimento a buon mercato" e cio' è dovuto al valore attribuito alla valuta locale.
Per queste povere popolazioni quindi essere nati in paesi cosi ricchi e' la maggior sfortuna che poteva loro capitare.
Chi ha dimestichezza con le tecniche di cultura aziendale di stampo statunitense sente spesso parlare della "blu ocean strategy" tanto in voga negli MBA post laurea.
 L'africa, ove risolvesse le sue contraddizioni, avrebbe la forza di generare una ricchezza tale da cambiare l'orientamento della ricchezza mondiale. Un oceano blu.
Purtroppo il continente e' da secoli in balia di sfruttatori senza scrupoli oltre che di pseudo organizzazioni umanitarie che riescono a malapena con i contributi ricevuti a sostenere i loro costi di struttura.

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