domenica 23 luglio 2017

CRITERI DI VALUTAZIONE DI UN ALBERGO - articolo da Turismo d'Italia



domenica 22 gennaio 2017

Gli arrivi turistici internazionali nella città di Roma


L'attuale situazione del turismo alberghiero romano necessità di una attenta analisi del quadro macroeconomico per comprenderne i trend futuri.

L'analisi tende a concentrarsi esclusivamente sui dati; è del tutto evidente che al servizio degli stakeholder della città, pubblici e privati per le valutazione e sopratutto gli interventi del caso.

Uno dei principali problemi relativamente ai processi di analisi è la qualità e l'attendibilità delle fonti, si è partiti in questo studio dalle ultime analisi disponibili aggiornate al 2016, quindi recentissime.

Secondo uno studio di Mastercard, la multinazionale delle carte di credito " Global destination city index " disponibile su

https://newsroom.mastercard.com/wp-content/uploads/2016/09/FINAL-Global-Destination-Cities-Index-Report.pdf

la classifica delle principali città turistiche al mondo per arrivi internazionali vede Roma al 16 posto :

BANGKOK 21,47 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI 
LONDRA 19,88 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
PARIGI   18,03 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
DUBAI 15,27 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
NEW YORK 12,75 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
SINGAPORE 12,11 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI

KUALA LUMPUR 12,02 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
ISTANBUL 11,95 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
TOKIO 11,70 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
SEUL 10,20 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
HONG KONG 8,37 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
BARCELLONA 8,20 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
AMSTERDAM 8 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI

MILANO 7,65 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
TAIPEI 7,35 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
ROMA 7,12 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI 
OSAKA 7,02 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
VIENNA 6,69 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
SHANGAI 6,12 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI
PRAGA 5,81 MILIONI DI ARRIVI INTERNAZIONALI

Innanzitutto in base agli arrivi internazionali, non considerando pertanto la domanda interna, vi è una distanza incolmabile fra Roma e le prime tre città del mondo Bangkok, Londra e Parigi. Confrontata con le prime tre Roma ha un terzo degli arrivi ed è superata anche da Milano che attrae maggiori arrivi internazionali.

In sintesi estrema e qui i dati sono impietosi, Roma ha un terzo degli arrivi di Londra e Parigi che nell'immaginario collettivo sono ( o dovrebbero essere le nostre rivali ).
In realtà in uncampione di riferimento le rivali di Roma non possono essere Londra, Parigi, New York quanto piuttosto Vienna, Praga, Taipei.

Uno dei dati più allarmanti  è quello evidenziato a pag. 6 del report di MasterCard che analizza la capacità di spesa totale dei turisti nella destinazione e sulle 20 città analizzate nell'ambito della classifica Roma si piazza al quartultimo posto con 4,5 bilioni di dollari di spesa , peggio di Roma fanno solo Praga, Osaka ed Amsterdam.

Anche in questo caso le prime tre città triplicano gli introiti generanti dai flussi turistici internazionali.

Un altro dato decisamente negativo è evidenziato nella pagina 41 del report, dove viene riportata la capacità di spesa del turista nelle prime 10 città europee; questa classifica vede Roma all'ultimo posto superata da Londra, Parigi, Barcellona, Madrid, Istanbul, Monaco, Berlino, Milano e Vienna.

Purtroppo ulteriormente negativo è anche il trend di spesa, in costante calo dal 2012 al 2016.
Il confronto con Londra, al vertice della classifica, è impietoso, se nel 2012 il turista londinese spendeva 3 volte quello che spendeva il turista romano, nel 2016 la differenza è diventata di 4 volte.

Nel 2012 Roma era, nella stessa classifica sesta, nel 2016 come evidenziato è ultima, altre città hanno aumentato la qualità della spesa dei turisti che riescono ad intercettare.

Le considerazioni , alla luce dei dati evidenziati dalla ricerca sono semplici , Roma benché nell'immaginario collettivo possa essere paragonata a Londra e Parigi non riesce a competere con le prime della classifica che intercettano il triplo degli arrivi internazionali; le prime della classe producono un indotto turistico triplo in termini di entrate per la città e sopratutto Roma è entrata in una spirale negativa relativamente alla qualità dei flussi turistici che diminuiscono costantemente la loro capacità di spesa.

E' evidente che si sta intercettando un turista con meno possibilità rispetto alle altre città.

L'obiettivo del lavoro è quello di analizzare esclusivamente i dati, e si è preferito evitare ulteriori approfondimenti sulle motivazioni di tale debacle.

Roberto Necci 
www.robertonecci.it
r.necci@neccihotels.it

sabato 5 novembre 2016

La organizzazioni del futuro

Recentemente sono stato coinvolto nell'ambito di un incontro fra imprenditori del settore alberghiero ad una sorta di brainstorming su come necessariamente dovrà essere l'azienda alberghiera del futuro.
Se e come il concetto di albergo si evolverà modificando la sua natura e/o la sua struttura avvicinandosi alle attuali forme dell'offerta ricettiva extra alberghiera attuale, o se rimarrà, dopo un periodo di innamoramento da parte del mercato per le nuove forme di ricettività,  più o meno simile al concetto di albergo attuale.

Non sono domande a cui è facile dare risposte anche se necessarie per chi programma oggi un investimento scommettendo non solo sull'andamento dell'economia futura ma su un concept che va pensato oggi e dovrà essere comunque attuale e vendibile per i 20 o 30 anni successivi.

Non è stato facile e probabilmente non lo sarà neanche per l'immediato futuro immaginare l'hotel del domani, pertanto ho cominciato a spostare il mio punto di osservazione per poter rispondere alla domanda iniziale ed ho concentrato la mia attenzione su come si muoverà la professionalità e la forza lavoro del futuro.

Innanzitutto una cosa certamente non muterà: l'azienda alberghiera rimarrà una azienda che erogherà un servizio, potranno cambiare i contenuti ed i tempi di erogazione ma sempre di servizio si tratterà.
Se tutto questo è vero è evidente che la componente umana legata all'offerta o all'organizzazione del servizio rimarrà, vediamo però secondo alcuni scenari, con quali caratteristiche.

Una domanda a cui vi è necessità di rispondere è: come dovrà l'azienda del futuro, che rimarrà al di la del concept orientata al servizio, organizzare la sua forza lavoro ed i suoi talenti?

E' interessante partire dai risultati di una serie di ricerche effettuate da istituti che si sono occupati degli effetti della formazione sulle performance degli individui.

Le aziende spendono miliardi di dollari in programmi formativi ma l'investimento non da ritorno adeguato. Il motivo è che  generalmente vi sono, finita la formazione, delle barriere manageriali ed organizzative che impediscono alle persone una volta tornate in azienda, di applicare ciò che hanno appreso.
Questo fa enormemente riflettere ed identifica quindi il ruolo del top management che prima di preoccuparsi di formazione deve creare i contesti organizzativi che siano favorevoli all'apprendimento ed alla crescita.

Che caratteristiche deve avere il top manager del futuro? Deve creare innanzitutto contesti che siano favorevoli alla valorizzazione del talento e creare le condizioni aziendali affinché la formazione vada di pari passo con il cambiamento richiesto e lo sviluppo delle competenze sia continuo.

Vediamo nel dettaglio i contenuti delle ricerche: Amy Edmonson della HBS e Anita Woolley della Carnegie Mellon evidenziano che " le organizzazioni hanno bisogno di un terreno fertile in cui piantare i semi degli interventi formativi "

Quando i ricercatori hanno studiato un programma di formazione inteso a migliorare il problem solving e la collaborazione tra capi e collaboratori , hanno scoperto che il grado di successo variava da una funzione all'altra dell'azienda. I miglioramenti erano più consistenti nelle unità che avevano già sviluppato un clima " psicologicamente sicuro " in cui i dipendenti si sentivano liberi di esprimere le loro opinioni ( tratto da Harvard Business Review Italia 10/16)

Un'altra dinamica che merita riflessione è quella evidenziata dalla ricerca del Prof. Boris Groysberg della Harvard Business school che ha scoperto che i migliori analisti di Wall Street valutati come tali da una agenzia indipendente non facevano altrettanto bene quando cambiavano il loro posto di lavoro e gli unici che avevano confermato le ottime performance erano quelli che avevano portato via con loro l'intero team e che replicavano quindi il sistema organizzativo che aveva avuto successo.  ( tratto da Harvard Business Review Italia 10/16 )

Il non adeguato ritorno dell'investimento non solo è un danno economico ma anche di fiducia poiché il dipendente tende ad avere successivamente un atteggiamento scettico su qualunque intervento formativo.

Un recente articolo della rivista Harvard Business Review Italia ha identificato le 6 barriere del cambiamento:

1) Una mancanza di chiarezza e strategia sui valori aziendali con priorità contrastanti
2) Alti dirigenti incapaci di lavorare in team e che non si impegnano ad apportare i cambiamenti necessari
3) Uno stile autoritario o lassista da parte del leader che impedisce un confronto sincero sui problemi
4) Uno scarso coordinamento fra divisioni e funzioni dovuto ad una organizzazione inadeguata
5) Una scarsa attenzione del top management alla gestione dei talenti
6) La paura dei dipendenti che non osano denunciare al gruppo dirigente gli ostacoli che minacciano l'efficacia

La mia personale esperienza nell'ambito della gestione aziendale conferma i risultati della ricerca ed in particolare che il leader deve:

1) Chiaramente identificare un obiettivo ( fatturato, redditività, quota di mercato etc )
2) Deve disegnare ruoli e funzioni assegnando anche livelli di responsabilità per raggiungerlo
3) Coaching quotidiano e assistenza nelle operazioni di verifica day by day
4) Formazione continua
5) Allevare costantemente il talento fornendo anche obiettivi chiari e giusta pressione

Infine nell'analisi delle problematiche aziendali l' articolo di Harvard Business Review Italia cita testualmente " I problemi devono essere diagnosticati partendo dal basso...interviste o chiacchierate con dipendenti non coinvolti nei ruoli apicali e verticistici fanno spesso emergere le carenze della gestione visto che ai leader di processo può mancare spesso l'obiettività necessaria "

Tornando alla domanda iniziale , che caratteristiche deve avere la forza lavoro del futuro è chiaro che deve essere una forza lavoro adeguata al cambiamento, non deve avere cioè barriere mentali alla rivoluzione dei processi consolidati, curiosità ad affrontare situazioni nuove e non da ultimo allenata alla meritocrazia.

E' mia convinzione che in Italia questo termine non sia stato compreso perché la meritocrazia necessita oltre che di capacità personali, di impegno e passione per ciò che si fa e sopratutto accettare di operare in un contesto competitivo non solo esterno ( il mercato ) ma anche interno ( aziendale ) , con necessaria valorizzazione da parte del top management delle risorse migliori.

La meritocrazia quindi non c'entra nulla con l'anzianità di servizio tanto decantata in Italia, l'anzianità abbinata ad una non propensione aziendale al cambiamento è per certi versi uno dei maggiori ostacoli al successo delle aziende del futuro.

Il comparto alberghiero italiano è abituato a tutto questo?

sabato 14 novembre 2015

BIG DATA E TURISMO



Big Data è un termine del quale si parla sempre più spesso, una visione interessante di cosa sono è stata esposta da Alexander Jaimes, ricercatore presso Yahoo Research, che nel corso di una conferenza in Italia ha affermato “i dati siamo noi. L’utilizzo ormai diffuso di qualsiasi dispositivo elettronico genera, infatti, una massa d’informazioni spesso indirette, che possono andare ad alimentare basi dati di grandi dimensioni. Ma è sufficiente la dimensione per parlare di Big Data? E come si distingue un semplice dato non strutturato da un Big DATA? Volendo descrivere in un’immagine cosa sono, possiamo usare la seguente,

É una foto molto usata, ma che consente di chiarire in sintesi cosa è accaduto nel giro di 8 anni. 
Tutte queste persone stanno generando dati e lasciando traccia della loro presenza in un determinato luogo e momento della storia; questo cambiamento è stato letto come conseguenza di un importante sviluppo della tecnologia, se nel 2005 le memorie dei telefoni arrivavano a 120 mb, nel 2014 arrivarono a 120 gb. Sono aumentate, quindi, la quantità, la varietà e la velocità dei dati scambiati e condivisi sul web.  In un minuto di internet ad esempio, la gente carica 72 ore di video, 200 mila tweets e così via. Quello dei dati è l’unico fenomeno al mondo, in cui il problema della gestione è legato all’abbondanza. Solo lo scorso anno, ogni giorno 2 miliardi e mezzo di persone si sono connesse alla rete producendo una mole di dati pari a 2,5 quintalioni di byte. Il trend è stato in crescita esponenziale nell’ultimo biennio, facendo registrare il 90% del totale dei dati da analizzare fino ad oggi.
Riuscire a mettere in contatto l’enorme quantità di tracce digitali che lasciamo ogni giorno in giro, consente di "mappare" la nostra presenza sul territorio, come illustra Beinat professore di Geoinformatica dell’Università di Strasburgo: "Costantemente, ogni volta che usiamo un telefono o strisciamo una carta di credito, lasciamo tracce del nostro passaggio e del nostro uso della città. Se da un lato su Facebook, Twitter o Yelp scegliamo deliberatamente di divulgare dati e opinioni, molti altri servizi hanno bisogno di catturare informazioni su di noi per poterci fornire comunicazione, trasporto, sicurezza e tutti gli altri servizi essenziali che fanno parte del nostro vivere contemporaneo". 
Il potenziale per il turismo è altresì evidente: Il mercato turistico dagli anni Settanta ad oggi è molto cambiato, dopo quarant’anni ed una profonda trasformazione dell’economia e della società, l’industria si trova a gestire una domanda del tutto diversa rispetto al passato; in pochi anni si è sviluppato un enorme network sulla ricerca dell’ ospitalità, capace di catturare oltre 8 milioni di utenti in tutto il mondo e più di 500 mila strutture. 
In questo caso l’analisi si baserebbe da un lato sui commenti spontanei dei turisti che vagano sulle piattaforme di recensioni, dall’altro sui dati delle abitudini e gli stili di vita, sulle preferenze ed i flussi reali del turismo. Conoscenze dal valore inestimabile per chi saprà sfruttarle. Grazie all’analisi di commenti, espressioni e valutazioni dei turisti, è possibili effettuare una sintesi rappresentativa della loro esperienza diretta. 
Analizzando i comportamenti quotidiani degli utenti, è possibile migliorare l’offerta e rispondere adeguatamente alla domanda turistica. Un altro elemento da non sottovalutare nell’uso dei Big Data è l’analisi del sentiment, dei contenuti e dei temi delle conversazioni online. Enorme opportunità per le destinazioni e gli operatori turistici, perché da un lato si ha la possibilità di ottimizzare la propria politica, dall’altro si può creare un’offerta turistica del tutto personalizzata. L'anno scorso il Politecnico di Milano ha curata una piattaforma per la sentiment analysis per Formez e Promo Pa. Nell'arco di sei mesi sono stati analizzati milioni di post su Twitter (al 90%) , Facebook, Lonely Planet e Tripadvisor.
Con i Big Data possiamo segmentare il turismo, calcolare la centralità delle destinazioni, la propensione all’acquisto dei turisti  e calcolare con precisione la quantità di persone presenti ad un determinato evento. Tra le grosse aziende legate al turismo che hanno investito nei Big Data figurano compagnie aeree internazionali quali British Airways, Swiss Air, Air France e KLM ma anche diverse catene alberghiere come Hilton. Ogni giorno i computer di Expedia analizzano tre miliardi di ricerche di voli. E la stessa società, propone da qualche mese ai propri utenti un'applicazione, Flight Recommendations, che offre in tempo reale le migliori alternative di aeroporti, date e orari. Nel grande settore del turismo l'industria dei viaggi è per ora quella che è riuscita a cogliere i maggiori vantaggi dai Big data. Ma l'analisi dei dati che ogni giorno produciamo – durante le ricerche, gli acquisti online, le condivisioni sui social network – deve ancora in gran parte esprimere tutto il suo potenziale di crescita. La conoscenza e il sapiente utilizzo dei Big Data, rende necessario, oltre ad una formazione intensiva del personale anche la pianificazione di uno sforzo di investimento atto a colmare il gap generazionale, tecnologico e mentale, che ancora si attesta nella nostra penisola. Riuscire ad analizzare correttamente i Big Data, permetterebbe alla nostra Nazione di effettuare quel cambio di rotta verso i big del turismo internazionale.

Autori: Roberto Necci , Cristina Zazzaro 



martedì 10 novembre 2015

PARITY RATE

Parity rate si, Parity rate no. 
Il tema è senz'altro fra i più sentiti degli ultimi anni nonché fra i più discussi anche grazie al risalto che gli stessi social network hanno contribuito a dare. 
Precisiamo intanto che la Parity Rate altro non è che una clausola prevista nell'accordo contrattuale che viene stipulato tra albergatore e OTA nella quale l’hotel è obbligato ad applicare una tariffa identica su tutti i canali distributivi.
Se da un lato è chiaro che la parità tariffaria presenta grandi vantaggi per l'albergatore non solo in termini di semplicità di distribuzione ma anche di linearità tariffaria, dall'altro pone allo stesso una serie di vincoli spesso occulti. 
I vantaggi apparentemente sono anche per il consumatore, il quale non avrà difficoltà al momento della prenotazione perché dalla ricerca che effettuerà il risultato sarà sempre lo stesso  e avrà così una situazione chiara e lineare della politica tariffaria della struttura.
Se la Parity Rate arrecasse solo vantaggi non vi sarebbero le criticità che la stessa Federalberghi, la principale associazione di categoria degli albergatori ha più volte denunciato.
Una denuncia che per la complessità dei temi trattati è di difficile comprensione per i non addetti ai lavori ma che qui cercheremo di rendere comprensibile.
Innanzitutto non è certo che la parità tariffaria implichi vantaggi al consumatore e vediamone i motivi:
a) le camere che vengono vendute attraverso le OTA hanno delle commissioni che l' hotel è costretto a riconoscere e che talvolta possono superare anche il 30-35 %. Le camere che l'hotel vende per esempio sul suo sito internet non pagano questa commissione, pertanto ove anche l' albergatore volesse rinunciare ad una sua parte di guadagno riconoscendo al cliente una scontistica, questo sarebbe impedito dalla clausola contrattuale della parità tariffaria.
b) di fatto la parità tariffaria non è solo ostativa della libertà tariffaria che si potrebbe applicare ma è ostativa per L'ENTRATA DI NUOVI ATTORI nel mercato ( altre OTA ), questi nuovi soggetti infatti, pur in presenza di un modello di business diverso e più efficiente non potrebbero offrire al consumatore tariffe più basse ( e ciò potrebbe avvenire magari chiedendo agli hotels una commissione più bassa ) in presenza del vincolo contrattuale della Parity Rate originariamente sottoscritta.
Qui va inoltre evidenziato un ulteriore problema figlio della maggiore comprensione delle dinamiche della rete internet da parte delle OTA rispetto alla realtà alberghiera italiana.
E' ora evidente che l'enorme successo delle agenzie on line sia figlio di uno sfruttamente del brand name ( nome proprio del singolo hotel ) all'atto della ricerca da parte del cliente sui motori di ricerca.
Essersi all'inizio impadroniti di questo elemento ha consegnato loro un enorme vantaggio competitivo che le successive clausole contrattuali hanno consolidato. 
Va inoltre evidenziata un ulteriore aspetto distinguendo fra una realtà alberghiera più strutturata ( Catena Alberghiera ) e l' Hotel individuale. 
Per una catena alberghiera molto nota non è impossibile emarginarsi dalle OTA, infatti può contare sul proprio brand sfruttandolo nei relativi processi di commercializzazione in rete, per un hotel  individuale invece le OTA sono si fonte di grande visibilità ma spesso canale senza alternative.
Per questa ragione la Federalberghi ha posto in atto una serie di azioni finalizzate alle tutela del settore alberghiero fra le quali le principali:
il ricorso al TAR del Lazio per chiedere l’abolizione definitiva della clausula di parity rate, così come la campagna “Fatti furbo” ma sopratutto è la data del 6 Ottobre 2015 che rappresenta un punto di svolta, la Camera dei Deputati ha approvato in questa data l’emendamento al disegno di legge sulla concorrenza presentato dall’Onorevole Tiziano Arlotti:
Nullo ogni patto con il quale l’impresa turistico-ricettiva si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento, prezzi, termini e ogni altra condizione che siano migliorativi rispetto a quelli praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi, indipendentemente dalla legge regolatrice del contratto”.
Arlotti conclude così il suo DDL:
"Avere riconosciuto una regola valida per tutti gli operatori che stabilisce il diritto di determinare liberamente le condizioni di offerta dei propri servizi senza alcun vincolo di accordo o tariffa rappresenta l’essenza della libertà imprenditoriale, che sicuramente si riverserà positivamente sull’impresa ricettiva e sul cliente che potrà avere offerte più vantaggiose” 
Questo DDL è successivo tuttavia ad una serie di modifiche agli accordi contrattuali che le OTA avevano comunque già posto in essere.
Andrea D’Amico, Regional Director di Booking.com in Italia nel Dicembre 2014 ha così riassunto i cambiamenti  circa la parity rate:
“In base alla proposta presentata da Booking.com ed accettata dalle autorità in Italia, Francia e Svezia, gli alberghi possono offrire tariffe più basse ad altri intermediari e rispettare la parità tariffaria soltanto per le prenotazioni dirette che non provengano da loro clientela fidelizzata”.
L’annuncio prevedeva l’abolizione della clausula di parity rate tra Booking.com e le altre OTA, mentre rimaneva nei confronti del sito dell’hotel.
La contestazione degli albergatori fu subito evidente: nessun albergo concederebbe ad altri intermediari, (altre OTA )dei prezzi più bassi rispetto a quelli presenti sul suo sito internet. La perdita sarebbe ancor maggiore visto che alle OTA viene riconosciuta anche una commissione.
E' da qui che si è reso necessario un intervento del legislatore , anche se ora il DDL passerà al Senato e la promulgazione della legge appare ancora lontana ed incerta anche alla luce delle possibili riforme al titolo V della costituzione.
Fanno però riflettere le parole del Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca che dice: “Tutti gli attori saranno spronati a nuovi investimenti e ad una gestione più efficiente. Gli alberghi che vorranno potenziare le vendite dirette dovranno aumentare gli investimenti in tecnologia e nella formazione degli addetti”.
Il pensiero di Bocca viene con parole diverse confermato da Max Starkov, Presidente di HeBS Digital, nel suo articolo pubblicato un mese prima del DDL al Senato, scrive: “L’abolizione della parità tariffaria sarà buona cosa solo se gli albergatori si convinceranno del fatto che è arrivato il tempo di investire in tecnologia e campagne di marketing online, con l’obiettivo di aumentare il volume delle proprie prenotazioni dirette. 
Senza questa svolta, la fine della parity rate non scalfirà il monopolio dei portali”.

Autore: Roberto Necci
ha collaborato nella ricerca fonti: Giada Pennacchini



domenica 28 dicembre 2014

L' aumento del PIL degli Stati Uniti

Si legge in questi giorni dell' aumento del Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti, cresciuto del 5 % su base annua; quando leggo queste notizie, la cosa che mi fa più riflettere è l' incapacità di fare della corretta informazione da parte della stampa.
L' aumento del PIL di uno Stato non necessariamente ne manifesta la sua ripresa economica, si dovrebbe specificare quali dei micro fattori del PIL ( C Consumi, G Spesa Pubblica, I Investimenti, X,N Esportazioni, Importazioni ) aumentano.
Un conto è l' aumento del PIL per l' aumento dei Consumi privati altra storia è l' aumento della Spesa Pubblica. Immagino che l' enorme sforzo militare che vede impegnati gli Stati Uniti in vari scenari di guerra nel mondo abbia contribuito all' aumento della Spesa Pubblica ( G ) e conseguente aumento del Prodotto Interno Lordo. C'e' da riflettere.

mercoledì 9 luglio 2014

Le sofferenze bancarie

Riporta oggi il Sole 24 ore con un articolo a firma di Andrea Franceschi che le banche italiane vedono costantemente crescere le loro sofferenze bancarie.
Npl, Non performing loan terminologie di derivazione anglosassone che stanno ad indicare i debiti contratti con le banche che non vengono rimborsati.
Crediti non performanti sara' anche un termine piu' elegante ma la triste verita' sullo stato di salute della nostra economia e' tutto in questi dati: 188,5 miliardi di euro sara' la punta che si tocchera' nel prossimo biennio.
La crescita arriva ad essere oltre il 22 % su base mensile.
Dati che partono dallo studio presentato ieri dalla Banca d'Italia.
Sofferenze che tra l'altro hanno poco valore sul mercato visto che vengono acquistate con sconto che puo' arrivare fino al 90 % del loro valore.
Un grave problema che forse sara' il caso prima o poi di affrontare, e qui forse la politica dovrebbe fare la sua parte.


dott. Roberto Necci
www.robertonecci.it

domenica 29 giugno 2014

La ristrutturazione del debito italiano

Traggo spunto da un articolo del Corriere della Sera di domenica 29 giugno per una serie di considerazioni sull'attuale situazione italiana in merito alla gestione del debito pubblico.

Sono da sempre convinto, e piu' volte in occasioni pubbliche ho espresso il mio pensiero, che il nostro debito pubblico necessiti di un intervento deciso.

Evidentemente l'inasprimento delle politiche fiscali con la conseguente incidenza sui consumi privati non possono essere la soluzione .

2100 miliardi pari al 135 % del Prodotto Interno Lordo e' la nostra fotografia.
Non solo, questo enorme debito ci costa ben 82 miliardi di euro l'anno.
82 miliardi che vengono sottratti alla nostra economia, al nostro sviluppo e probabilmente al futuro dei nostri figli.

Anche l'articolo del corriere a firma di Danilo Taino poneva l'interrogativo: quanto puo' durare questa situazione?

Condivido che i nostri politici, i funzionari dello stato a vari livelli sembrano non considerare il problema.
Il grido d'allarme giunge pero' costontamente da qualche economista che abituato all'analisi delle macro situazioni vede con estrema preoccupazione.

Quello che allarma chi e' abituato a ragionare "sui numeri" e' l'imposizione che ci giunge dal cosidetto Fiscal Compact che ci impone una riduzione dall'attuale 135 % sul PIL al 121 % entro il 2019. Una data tutto sommato neanche troppo lontana.

Due le possibilita': o un impennata della produzione con conseguente aumento del PIL o una decisa azione , anche concertata con i partner europei, nell'ambito della ristrutturazione di questo debito.

Una parola che fa spavento.
C'e' paura di "urtare" la sensibilita' dei mercati che potrebbero poi rifiutare la sottoscrizione delle nostre emissioni.

La mia opinione e' chiara: che si spaventassero pure, visto che tanto per citare un esempio , anche la Grecia che il debito lo ha ristrutturato per ben due volte, oggi e' tornata ad emettere titoli che vengono sottoscritti dal mercato.

L'Italia oltretutto non e' la Grecia, da un punto di vista economico e' molto piu' grande e quindi con un diverso peso in Europa.

I nostro governanti hanno sostanzialmente due alternative: ristrutturare, avendo coraggio o impostare politiche di crescita accellerate ed anche in questo caso con altrettanto coraggio.

Un coraggio necessario per distruggere tutti quelle storture o lobby con accezione negativa che di fatto difendono se stesse ed il loro status a discapito degli interessi generali.

Al di la dei proclami non vedo classe dirigente con tutto questo coraggio.

L'articolo del Corriere illustra una poco credibile secondo il mio punto di vista, ipotesi presentata dall'ex Vice Ministro dell'economia Mario Baldassari dove sostanzialmente la riduzione del debito passa per una dismissione del patrimonio pubblico.

Merita invece attenzione la proposta del Prof. Charles Wyplosz dell'Universita' di Ginevra che ha elaborato una complessa ed articolata proposta chiamata PADRE ( Politically Acceptable Debt Restructuring in the Eurozone ).

Sostanzialmente si tratta di far sparire la meta' del debito pubblico, di tutti i paesi dell'area euro passandolo ad una agenzia che poi lo ripagherebbe usando i diritti di signoraggio che ogni banca centrale riceve dalla BCE.

Un ipotesi che tuttavia va ulteriormente approfondita.
L'unica certezza che abbiamo oggi che questo cappio del pagamento degli interessi passivi per il nostro paese significa l'aumento della disoccupazione e della poverta'.

Non c'e' tempo da perdere.

dott. Roberto Necci
www.robertonecci.it

domenica 16 marzo 2014

L'Ucraina, la Crimea e la finanza internazionale

Gli studi Macroeconomici ci hanno insegnato quanto siano importanti le aspettative degli operatori economici.

Le aspettative, il clima di fiducia o di sfiducia muovono gli investimenti e condizionano i consumi.

Quello che sta accadendo in Russia ed Ucraina e' per certi aspetti emblematico.

Tralascio gli aspetti geopolitici che avrebbero ben altre necessita' di approfondimento e focalizzero' nell'ambito del presente articolo gli aspetti puramente finanziari.

Oggi ci sara' il referendum che dovra' decidere se la regione della Crimea debba essere annessa alla Russia e non piu' all'Ucraina.

La comunita' internazionale ha accolto il referendum in qualche modo "sollecitato" dai Russi come un atto ostile.
Sono state di conseguenza minacciate sanzioni economiche, e come e' ovvio in questi casi si potrebbe arrivare al congelamente dei beni e liquidita' russe depositati all'estero.

Sembra che la prima reazione a tutto cio' sia stata quella che ha portato le grosse corporations come pure gli oligarchi che detengono cospicue ricchezze all'estero a muovere la loro liquidita' facendola rientrare in patria.

Detenere asset all'estero in questo momento dove l'intera comunita' internazionale minaccia sanzioni sul paese e' estremamente rischioso.
La massa di liquidita' e' talmente ingente da far modificare il sistema inflattivo.

Questo enorme spostamento di capitali condiziona anche le quotazioni non solo delle aziende russe ma anche di quelle dove sono presenti investimenti di capitali russi.

Da una parte questa situazione renderebbe ancor piu' liquida la Russia, conseguenze evidenti ci potrebbero essere sui tassi di cambio , dall'altra pero' potrebbe muoversi lo spettro inflattivo e potrebbe isolarne il capitalismo dal resto del mondo.

Insomma, a me sembra che questa partita sia stata studiata a tavolino.

sabato 15 marzo 2014

Una visione sul turismo italiano

In questo ultimo periodo ho viaggiato molto lungo la penisola.
Viaggi non di piacere perche' e' stato il lavoro il motivo dei miei spostamenti.
A Roma invece ho avuto l'occasione di essere ospite o relatore in due convegni che hanno riguardato il nostro settore.
Il primo, " L'economia reticolare e lo sviluppo turistico " presso la Societa' Geografica Italiana e' stato l'occasione per la presentazione delle opere del Prof. Nicolo' Costa e del Prof. Domenico Barricelli; il secondo su " Turismo e digitalizzazione " ha ospitato come relatori il Ministro dell'Universita' Stefania Giannini, la responsabile del settore istituzionale di Google, il vice ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, il Presidente della Cassa Depositi e Prestiti Franco Bassanini e l'ex Ministro della Giustizia ed ex Presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick.
Sono inoltre intervenuti Renato Soru, Imprenditore e gia' governatore della Sardegna, i rappresentanti italiani presso l'osservatorio Ocse e l'Universita' Ca Foscari di Venezia.
Questi due appuntamenti sono stati intervallati da un mio incontro sul Management alberghiero tenuto a Napoli.
Precedentemente a questi appuntamenti ero in Toscana dove insieme ai colleghi ho curato l'apertura dell'Hotel Mediterraneo di Livorno passato sotto le insegne Flexus Hotels ed ancor prima mi ero recato in Campania per una due diligence presso una struttura alberghiera.
Il presente articolo e' frutto delle riflessioni che hanno contraddistinto i vari appuntamenti e la visita dei territori.
L'appuntamento presso la societa' Geografica Italiana, dove intervenivo per conto di Federalberghi Roma, ha evidenziato un aspetto che non sempre e' stato considerato nel nostro paese e nel suo sviluppo industriale.
Il turismo parte dalla morfologia del territorio e da questa si alimenta.
La geografia e' la base delle economie del luogo, tanto piu' le economie impostate ne rispettano l'essenza, tanto piu' si avra' una piena soddifazione di tutti gli stakeholders.
Quante volte nel nostro paese il turismo non ha rispettato il territorio? Quante volte fra sviluppo turistico e territorio non solo non c'e' stato rispetto, ma c'e' stata separazione netta? ( pensiamo ai villaggi turistici strutture chiuse al territorio che alimentano se stesse ).
Quante volte l'edilizia turistica e' stata irrispettosa del contesto urbano? La nostra penisola e' piena di eco-mostri.
Un paese che vive con il vento non sfrutta l'eolico, siamo il paese del sole ma non lo sfruttiamo per l'energia.
L'intervento del Prof. Fabio Pollice consigliere della Societa' Geografica ha evidenzato l'economia delle relazioni umane.
Un tema entusiasmante.
Cosa e' un distretto ? Un sistema economico sin qui si e' detto. Ma questa definizione e' incompleta. E' anche un sistema di relazioni umane dove le persone si parlano, si conoscono a livello personale, si stimano. E da questa base si parte per impostare modelli di business. Modelli di business che partono dalla vocazione del territorio geografico, urbano.
E cosi la geografia, la sociologia, l'antropologia sono scienze che si fondono nello studio delle dinamiche economiche ed aziendali.
E' la regola "delle economie aperte " illustrata dalle opere di Costa e Barricelli, il network dell'economia reticolare mette insieme persone ed idee che parlandosi, relazionandosi, traggono spunto per fare affari.
L'intervento del nostro legislatore con i contratti di rete e' andato in questa direzione. Porre in essere le condizioni affinche aggregati di imprese possano essere soggetti anche finanziabili nell'ambito di una progettualita'.
E si trae spunto dalla nuova concezione dell'economia definita reticolare per delineare le nuove figure del " manager di progetto " soggetto in grado di coordinare e convogliare le imprese in unioni di progettualita'.
Un manager con competenze variegate e diversificate capace di ascoltare ed indirizzare.
Ultimamente le politiche Keynesiane sono tornate in voga.
Nella speranza che l'intervento dello stato nei processi di start-up ne rispetti l'idea originale degli studi del Keynes e non la variante italiana di stato assistenzialista.
Ci sono tanti spunti di riflessione per il nostro settore dalle opere di Costa e Barricelli.
Il Convegno a Palazzo Chigi organizzato dalla Fondazione Astrid , pensatoio politico economico al servizio delle amministrazioni pubbliche e' stato un vivace dibattito dove, finalmente aggiungerei, il turismo non solo ha avuto il palcoscenico che merita, ma ha avuto come attori/relatori personaggi di alto profilo istituzionale.
Ho apprezzato il coraggio e la voglia di cambiamento del Ministro Giannini che in virtu' del suo passato come Rettore dell'Universita' per stranieri di Perugia , ha evidenziato la necessita' della formazione per gli attori del sistema turistico. Formazione economica certo, ma che non deve dimenticare il taglio culturale che di fatto contraddistingue la nostra offerta turistica.
Incisivo l'intervento dei rappresentanti dell'Ocse , gli unici ad evidenziare come in virtu' di un ritardo culturale / tecnologico il nostro paese perda competitivita' e redditivita' avendo oramai delegato a soggetti con base fiscale estera la distribuzione turistica.
Tutti gli interventi sono stati interessanti ma penso che l'intervento del Presidente Flick ex Presidente della Corte Costituzionale e gia Ministro della Giustizia sia stata una "Lectio Magistralis" vera e propria.
Si e' evidenziata la necessita' di individuare precisi strumenti legislativi in grado di indirizzare l'intervento.
Non sempre "il decreto legge" e' lo strumento adatto, benche' negli ultimi anni sia stato lo strumento piu' utilizzato.
Il Presidente Flick ha indirizzato anche ai rappresentanti del Governo un monito: il cambiamento va fatta ma nel rispetto della carta costituzionale.
Conoscere la nostra Costituzione e' fondamentale non solo per apprezzarne i contenuti ma per delineare le strategie di partenza.
In un mondo "governato da Google " il Presidente Flick richiamava all'art. 9 della nostra Costituzione: " La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica". Tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della nazione "
Google presentava un suo progetto di mappatura delle ricchezze del nostro paese.
L'invito del Presidente Flick e' stato colto dall'imprenditore Renato Soru che con il tipico orgoglio sardo, e nell'evidenziare anche lui i contenuti dell'articolo 9 , evidenziava come la valorizzazione, archiviazione, conservazione del patrimonio di un paese non puo' essere delegata al mercato, ma e' un preciso compito dello stato.
I miei impegni sono stati in questo periodo anche piu' operativi. Livorno e' la citta' dove Flexus Hotels gestira' un nuovo hotel.
La mia visita a Livorno e' stata breve quanto intensa, e' una citta' operosa che ho visto pronta a ripartire. Una gloriosa storia operaia e con importanti insediamenti industriali del settore petrolifero.
Un porto che ha tutte le caratteristiche per essere valorizzato e dal quale dovrebbe ripartire lo sviluppo turistico dell'area.
Quanti porti ci sono in Italia che possono costituire una nuova base di partenza? Porti turistici a vocazione vacanziera, porti mercantili. Lo sviluppo parte dallo studio e dal rispetto del territorio.
Napoli e' stata la cornice del Corso di Management che ho tenuto insieme al collega Del Fattore per Serenissima informatica.
L'Hotel che ospitava l'evento era sul mare.
Per capire Napoli bisogna viverla; viverla dei suoi rumori, dei suoi odori e del calore della sua gente.
E' pero' una citta' in chiaro scuro.Paesaggi fantastici che si alternano al degrado.
Una citta' che puo' essere una destinazione mondiale ma che nei numeri arranca.
Una citta' giovane e vitale emblema del sud del nostro paese.
Il Ministro Giannini ha detto che il sud potrebbe rappresentare quello che i Brics rappresentano nell'economia mondiale.
Sono d'accordo se ci sara' ripresa, dovra' partire dal sud : legalita' , rispetto del contesto urbano, digitalizzazione e formazione dovranno pero' essere le linee guida dell'esecutivo.





































domenica 2 febbraio 2014

La FIAT (FCA) l'emblema del paese

In questi giorni la notizia che senza dubbio merita il palcoscenico e' il nuovo assetto societario e sopratutto fiscale della prima impresa italiana , la FIAT ora denominata Fiat Chrysler Automobiles.

Il gruppo guidato da Sergio Marchionne ha spostato la sua sede fiscale nel Regno Unito, a Londra e la sede legale in Olanda.

Sostanzialmente il gruppo paghera' le tasse in Inghilterra limitando al nostro paese le tasse generate dagli stabilimenti italiani.

Si versera' molto inchiostro su questa scelta e le conseguenze che paghera' il nostro paese in termini di minor entrate.

Marchionne ha fatto pero' una scelta giusta.

Alle imprese italiane si chiede "internazionalizzazione" ed e' evidente che la scelta del gruppo nato a Torino va in questa direzione.

Compito di un manager e' scegliere le migliori opzioni per l'azienda che dirige e fargliene una colpa e' da persone miopi.
O in malafede.

Il problema se mai e' perche' gli inglesi ( come tutti gli altri del resto ) non investono nel nostro paese?

Che senzo ha un unione europea che non offre omogeneita' di trattamenti fiscali e burocratici? ( La scelta Olandese di Fiat va inquadrata in questa ottica ).

Come fanno le aziende come quelle alberghiere che non possono delocalizzare la loro produzione ad essere competitive in europa nel momento in cui, iva, tasse sul lavoro, burocrazia sono cosi diversi?

Come possono le aziende essere competitive nel momento in cui il costo del credito bancario e' piu' alto a causa del rating del paese?

Non c'e' e non ci sara' ripresa fino a quando non si rispondera' a queste domande.

E di tempo ne e' rimasto poco.

mercoledì 8 gennaio 2014

IL PRODOTTO INTERNO LORDO PRO CAPITE - DALLA RIVISTA ECONOMIST

Molto spesso un' immagine puo' valere più di mille parole. Più di pagine e pagine di trattati. L' immagine fissa in questo caso, nella nostra mente, un dato. Inesorabile.
E' un grafico tratto da una delle principali riviste economiche inglesi e riporta la variazione negli ultimi anni del P.I.L. pro capite nei principali paesi.
Purtroppo anche l' Italia è compresa in questa classifica.


sabato 12 ottobre 2013

ALITALIA, TELECOM, STORIE ITALIANE





Quando mi è capitato di dover spiegare all' estero le dinamiche italiane ho avuto moltissima difficoltà. Ogni cosa nel nostro paese ha caratteristiche uniche; talmente uniche da riuscire ad assimilare concetti che la logica vorrebbe in antitesi. Una logica che evidentemente non vale in Italia, il paese dove tutto è possibile, anche disconoscere il pensiero Euclideo in base alla quale due rette parallele non si incontrano mai.

Siamo riusciti a coniare un' espressione come " convergenze parallele " ribaltando di fatto il pensiero dimostrando che in realtà queste benedette rette possono " convergere " possono cioè avvicinarsi. Avvicinarsi talmente tanto da seguire lo stesso percorso.
Un percorso talmente simile che di fatto le fa incontrare.

Non per niente siamo il paese di Machiavelli.

Concetti quali liberismo, concorrenza, approccio marxista all' economia in Italia hanno significati totalmente diversi sia rispetto alle altre economie sia rispetto al pensiero economico originario.

Se in sintesi estrema il pensiero economico viene diviso in tre grandi aree, liberista, marxista e keynesiano, identificando nell' ordine Smith, Marx e Keynes come i padri di queste filosofie, in Italia assistiamo a " liberisti " che adottano politiche "Marxiste" , socialisti fautori di politiche talmente liberiste da far impallidire lo stesso Adam Smith.

L' Alitalia è un pò la sintesi di questo approccio tutto italico di concepire l' economia, lo stato sociale, lo sviluppo stesso del paese.

Un governo liberista ( all' epoca del fallimento della prima Alitalia ) dovrebbe focalizzare la sua azione esclusivamente sulla concorrenza. Perchè è con la concorrenza che si pongono sul mercato le condizioni migliori per i consumatori.
Un governo liberista dovrebbe dare fiducia al mercato ed alla sua innata capacità di sistemare nel medio lungo periodo le cose. Smith la definiva " la mano invisibile ".

Al contrario un governo che fa dell' approccio socialista la sua filosofia interviene fortemente sul mercato condizionando gli attori presenti con politiche di volta in volta di sostegno, indirizzo, spesso facendosi egli stesso imprenditore.

Tutti approcci che come è noto in Italia sono per cosi dire...capovolti.

Abbiamo assistito ad un governo che all' epoca del primo salvataggio si è battuto allo stremo non per assecondare il mercato ( fusione Air France ) quanto piuttosto per creare politiche " di sistema " dove di fatto la mano ( non del mercato ma dello stato ) continuasse a gestire il vettore.

Alitalia è gia fallita una volta.

Qualche stagione fa , venne creato una bad company per gestire il fallimento pilotato, la nuova compagnia con la newco CAI risorse dalle ceneri della vecchia Alitalia. La politica contrastò fortemente il mercato.

I manager che formalmente guidano l' azienda  ma che in realtà la hanno gestita con logiche asseverate ai poteri politici o finanziari del nostro paese, l' hanno portata per l' ennesima volta al fallimento.
Alitalia ha rischiato di rimanere a terra.

Qui la lezione del primo salvataggio non è bastata. Anche in questo caso il governo si " fa regista " del salvataggio e tira fuori dal cilindro l' ennesimo soggetto pubblico le POSTE ITALIANE.
Lo stato diventa imprenditore, l' approccio è Marxista. Ma mentre si creano queste situazioni paradossali il nostro premier gira per il mondo invitando gli investitori a posizionare i loro capitali nel nostro paese.

Cosa che puntualmente non viene fatta perchè gli investitori internazionali non accetteranno mai  di investire
in un paese dove non sono chiare le regole del gioco.
Il " salvataggio pubblico " di Alitalia coinvolgendo un soggetto a controllo statale , Poste Italiane
è un aiuto di stato.
Sono fiducioso (sic!) tuttavia che il nostro paese saprà argomentare cosi bene da far cambiare idea ai controllori europei ( ricordate le convergenze parallele ?).

Potremmo anche riuscire nel nostro scopo, avremmo comunque perso un' altra occasione di credibilità internazionale.

Purtroppo Alitalia non è sola nel panorama.

Telecom era una società gioiello di proprietà dello stato italiano.
Attraverso le telecomunicazioni e le reti passa lo sviluppo di un paese.
Lo stesso Google ha ammonito l'Italia affermando che comincerà ad investire nel nostro paese quando troverà sufficiente banda larga.
L' investimento di una multinazionale del genere è fondamentale per la creazione di opportunità di lavoro , sia per i lavoratori ad altra professionalizzazione che per i lavori meno professionalizzanti.
Quelli che Enrico Moretti chiama nel suo saggio " La nuova geografia del Lavoro " chiama lavoratori traded e non traded.

La Telecom Italia fu " privatizzata " ovvero consegnata ( regalata ?) al mercato da un governo di stampo socialista.
Quindi mentre un governo dichiaratamente liberista adotta nel caso Alitalia politiche degne di Marx, un governo al cui capo vi era un esponente proveniente da un partito che aveva nel suo simbolo la falce ed il martello, fa del liberismo esasperato spingendo anche in maniera innaturale un gioiello di proprietà dello stato in mani private.

Ma non proprio le mani private del mercato; ma quelle mani che in italia vengono definite " dei soli noti ".

Quindi sia nel caso di Telecom ( governo di sinistra D' Alema ) che della prima Alitalia ( governo Berlusconi ) che della seconda Alitalia ( governo Letta , centro ) c'e' sempre il solito signore beneficiario degli aiuti : Roberto Colaninno, che guarda caso è stato un pò il Presidente di tutto.

Roberto Colaninno è un signore amico un pò di tutti, il suo problema è che è fuori dal mercato o meglio ha una concezione del mercato e delle sue operazioni vecchia di almeno 30 anni. Mi spiego meglio.
In America negli anni 80 per circa 10 anni vennero concepite una serie di operazioni di acquisto di aziende con la formula del LBO Leverage buy out.

Sostanzialmente un promotore a cui evidentemente Colaninno si ispira , puntava una azienda meglio se diversificata e con forte capacità di generare cash flow, e con l' aiuto di qualche merchant bankers strutturava una operazione che indebitando la società creata ad hoc per acquisire l' azienda target, ripagava i debiti contratti vendendo le parti buone della società acquisite che di fatto smetteva di esistere nella sua conformazione originaria.

I Barbari alle porte è un bel libro che spiega come vengono concepite queste operazioni, un libro che il nostro Colaninno ha letto troppo. Talmente troppo da rimanerne entusiasta.

La storia ci ha insegnato che con i LBO le aziende si distruggono perchè non ne guadagna nessuno ( a parte i promotori ), nessuna azienda è uscita rafforzata da un LBO e la distruzione di valore è stata altissima.
Con i LBO l' intero sistema si è impoverito. I LBO sono quasi scomparsi dal mercato.

Il Leverage buy out è la formula che è stata utilizzata nell' acquisto di Telecom dove venne contratto un debito talmente alto che per essere ripagato si dovette vendere tutto il vendibile e per certi aspetti la stessa formula è stata riproposta in Alitalia pochi anno dopo.

I risultati mi sembra siano sotto gli occhi di tutti.






lunedì 30 settembre 2013

Il governo Letta ed il destino dell'Italia

Vorrei sbagliare ma mai come in questi giorni siamo vicini al fallimento del nostro paese.
Purtroppo la litigiosita' della nostra classe politica della quale volutamente non esprimo giudizi ha portato alla situazione che oggi e' sotto gli occhi di tutti.
Questo blog come prassi analizzera' esclusivamente gli aspetti tecnici dell'eventuale default e sopratutto quali dovrebbero essere i passaggi formali per fronteggiare la situazione.

1) AGENZIE DI RATING
Il primo spettro che si paventa all'orizzonte e' l'imminente declassamento delle agenzie di rating Fitch, Moody's e Standard and Poor's.
Il debito Italiano e' due livelli superiore al livello Junk Bond ( titolo spazzatura ).
Il titolo spazzatura non trova acquirenti nelle emissioni cio' significa sostanzialmente che nessuno vorrebbe ( o potrebbe visto che alcuni fondi hanno nelle loro governance il divieto di investire in titoli con queste caratteristiche ) acquistare titoli italiani. L' Italia in questo modo non avrebbe risorse per finanziarsi.
Tecnicamente "non finanziarsi' significherebbe non avere risorse per erogare i servizi primari: sanita' , pensioni, servizi pubblici etc.

2) IL SISTEMA BANCARIO
Il declassamento porterebbe un secondo problema per certi aspetti ancor piu grave: il declassamento automatico di tutto il sistema bancario nazionale, visto che secondo le regole internazionali una azienda operante nel territorio e con business concentrato non puo' avere un rating maggiore dello stato che la ospita. Per alcune banche sarebbe fallimento automatico, per altre impossibilita' di finanziarsi sul mercato ed il fallimento sarebbe questione di giorni ( o di ore ).
Quanto e' verosimile questo scenario?
Teoricamente molto verosimile.
Praticamente un default Italiano e del sistema bancario si porterebbe dietro uno scenario apolittico perche' "il contagio" si estenderebbe in quasi tutta Europa.

3) L'EUROPA
Secondo il mio punto di vista l'Europa avrebbe due possibilita': o fa fallire il paese e di conseguenza il concetto stesso di unione europea dicendoci piu' o meno " problemi vostri " noi cominciamo a leccarci le ferite che (anche) voi ci avete creato oppure l'Europa fa di tutto per non farci fallire.
Ma in questo caso io sono dell'avviso che la medicina potrebbe essere peggiore della malattia.

4) LA TROIKA
Tecnicamente registi del nostro salvataggio dovrebbero/potrebbero essere la BCE dove abbiamo Mario Draghi al comando, il Fondo Monetario Internazionale dove c'e' la francese Lagarde e l'Unione Europea dove un po' tutti sarebbero interessati.
Cosa significa "essere salvati"?
Significa brutalmente tornare al dopoguerra sia sotto il punto di vista economico che sociale.
Oggi ultimo giorno di settembre del 2013 abbiamo almeno il 50/60 per cento delle possibilita' che cio' accada.
Purtroppo quando si va sotto tutela della "troika" come comunemente vengono chiamati i salvatori europei ci si deve adattare ad interventi "di breve periodo" dicasi..macelleria sociale.

5) LA RICCHEZZA PRIVATA
Il mio mestiere di imprenditore tuttavia mi fa vedere sempre i problemi da una molteplicita' di punti di vista perche' le soluzioni debbono prendere sempre in considerazione diverse varianti.
Innanzitutto e' assodato che l'Italia vanta un enorme debito pubblico, ma cio' che deve necessariamente essere considerato e' che vantiamo una ricchezza privata altrettanto alta.
Siamo cioe' mediamente piu' ricchi e "liquidi" del resto d'europa anche se questo aspetto viene sempre omesso.
Non solo. Investiamo la nostra ricchezza in strumenti estremamente semplici: titoli di stato e conti correnti.
Abbiamo anche una mentalita' dove il pubblico non e' di nessuno e la proprieta' privata e' sacra, pertanto non avremo moltissimi margini di manovra nel bilanciamento di questa ricchezza/debito.
Tuttavia forme alternative potrebbero essere studiate, pensiamo tanto per dirne una, allo spostamento del debito pubblico verso il mercato interno.
Sostanzialmente lo stato si dovrebbe indebitare verso i suoi cittadini ed il maggior pagamento degli interessi gioverebbe alla societa'.
Una cosa molto simile accade al debito pubblico giapponese detenuto principamente da giapponesi.
Uno stato che e' in grado di gestire il suo debito non dipende molto dal giudizio delle agenzie di rating.

6) IL QUADRO DI INSIEME
In realta' l'aspetto che piu' fa riflettere di tutta questa faccenda e' che l'aggravarsi della situazione non e' dato da un peggioramento della situazione economica del paese quanto piuttosto dall'impossibilita' del nostro paese di darsi un governo stabile e sopratutto duraturo.
Oggi lunedi 30 settembre avevamo tutti previsto un crollo degli indici di borsa ed un aumento dello spread. Questi eventi pero' non si sono verificati. Almeno per ora.
Forse anche gli investitori internazionali per ora preferiscono non infierire e rimanere alla finestra nella speranza che riusciamo a cavarcela da soli anche stavolta.
Anche perche' l'Italia non e' Cipro ne la Grecia e questo lo sanno bene.
Immaginate tanto per dirne una la Troika a gestire la situazione italiana...
Insomma francamente un commissariamento lo vedrei possibile teoricamente , improbabile concretamente.

6) I PARADOSSI
In tutto questo vi e' ancora un ulteriore aspetto che rende la situazione ancor piu' paradossale.
L'Italia e' ancora un contributore attivo in Europa ovvero "paga" all'Europa piu' di quello che "riceve" dalla stessa.
Questo perche' piaccia o meno abbiamo ancora uno dei PIL piu' altri della zona euro.

7) IL VERO PROBLEMA
Ora diro' una cosa forte e che puo' sembrare assurda ma secondo me il vero problema dell'Italia e' la sua ricchezza.
Una ricchezza talmente ampia che non siamo capaci di gestire e che e' quindi la nostra rovina.
Abbiamo fra i PIL piu' alti del mondo, abbiamo delle ricchezze naturali non sfruttate che invece di generare ricchezza generano spesa pubblica, ospitiamo nel nostro territorio la piu' alta percentuale di opere d'arte e ricchezze artistiche del mondo, siamo un paese dove ogni pietra ha una storia e siamo ammirati nel mondo per estro e fantasia.
Saremo anche indebitati ma nel mondo dire Italia significa fascino e bellezza.
Il nostro problema e' la crescita. Non il debito.
Se l'Italia esprimesse il suo potenziale il debito sarebbe sostenibile.
L'impossibilita' di una organizzazione dello stato funzionale al benessere collettivo e non particolare e' stato il nostro peggior limite.










lunedì 26 agosto 2013

La disoccupazione giovanile in Italia

Parlare di disoccupazione nel nostro paese e' da sempre considerato un tema caldo.
Come piu' volte detto, la cosa bella di gestire un blog e' di poter scrivere liberamente cio' che si pensa e non dover sottostare ad una linea editoriale imposta dall'alto.

Parlero' di disoccupazione giovanile partendo da alcuni dati.

Da sempre il nostro paese vanta il triste primato della disoccupazione giovanile. Si pensera' che la crisi e' il motivo di questa situazione, in realta' abbiamo da sempre questo primato anche in momenti dove la crisi non imperversava nella nostra economia.

E' evidente quindi che le ragioni della disoccupazione vanno cercate da altre parti, la crisi puo' senza dubbio aver accentuato il problema ma non e' l'unico motivo.

Se ci atteniamo ai dati, l'Italia vanta una serie di primati europei: e' insieme a Spagna e Portogallo ( guarda caso ) il paese europeo dove i giovani abbandonano piu' tardi le famiglie di origine.

Le statistiche sono impietose in Italia il 48% per cento dei maschi sotto il 35 anni vive con mamma e papa'.
In Danimarca, Svezia, Norvegia la percentuale e' del 3%.(!).
In Germania il 19 %, in Francia il 13 %.

I motivi di questo nostro triste primato sono complessi : istruzione ( mancanza di dialogo scuola impresa con universita' che sfornano migliaia di disoccupati ogni anno ), e sopratutto le politiche di sostegno messe in campo.

Come evidenziato in una analisi del sociologo Crepet, ( P.Crepet, L'Autorita' Perduta, Einaudi) i paesi piu' evoluti da un punto di vista di politiche sul lavoro, Germania, Francia, Paesi Scandinavi e sopratutto Olanda, privilegiano "il lavoro ad ogni costo " piuttosto che l'assistenzialismo come avviene da noi.

Un esempio concreto: in Olanda un giovane che si iscrive all'ufficio collocamento deve accettare qualsiasi lavoro gli venga proposto se rifiuta perde le indennita' previste.

In Germania e' la stessa cosa e cosi nei paesi piu' evoluti.
Lo Stato assolve il suo compito "facendoti lavorare" e togliendoti rapidamente dalle fila dei disoccupati.
Se poi sei in gamba ( affermazione individuale) stara' a te far carriera e trovarti nuove opportunita'.

Qui racconto un episodio capitato durante un corso di formazione ad alcuni albergatori dell'area toscana.

Analizzando con loro i flussi dell'area, la loro ricettivita' e la struttura delle loro aziende ho evidenziato che tutte le aziende presenti avrebbero avuto la possibilita' di allargare la loro stagione di apertura di almeno 4/5 mesi l'anno ( dai 3/4 attuali ).

I colleghi evidenziarono subito il problema della reperibilita' della forza lavoro.
Rimasi basito quando candidamente mi informarono che il personale stagionale e' da anni abituato a "fare la stagione" (3/4 mesi ) e poi richiedere i benefici della disoccupazione che durano grosso modo il tempo di iniziare la stagione successiva.

E "questo gioco" va avanti da sempre.

Io stesso da imprenditore ho visto rifiutare offerte di lavoro perche' il candidato preferiva sfruttare "al massimo" il periodo della disoccupazione anziche' inserirsi subito nel mondo del lavoro.

Nell'area toscana ( ma e' un fenomeno esteso in tutta italia ) la disoccupazione significava andare ad alimentare "il lavoro nero " che viene svolto in concomitanza del periodo dei benefici.

E' un fenomeno che , conti alla mano, ha dimensioni spaventose.

Lo stato ha le sue colpe ma ad un certo punto entra in gioco l'etica individuale.

Queste politiche "assistenzialiste" sottraggono risorse che dovrebbero essere destinate ad assistenza dove ce ne e' effettivamente bisogno.

Il nostro sistema e' centrato "sulla tutela dei diritti" e poco "sulle responsabilita".
Una tutela dei diritti che e' sacrosanta, ma che deve avere dei limiti quando il soggetto assistito la utilizza "ad oltranza".

L'Italia ha un altro primato in Europa dai tratti allarmanti: il 30 % dei giovani fra i 20 ed i 30 anni non studia, non lavora, non partecipa a nessun programma formativo.

E' una potenziale forza lavoro sprecata.

Chi fa il mio lavoro, pur magari non avendo chiare le statistiche, e' testimone del fatto che se si e' alla ricerca di personale come facchini, cameriere, receptionist notturni e pomeridiani, la percentuale di curricula inviati da Italiani si avvicina allo zero.

Ci stiamo condannando da soli al fallimento come nazione.

Per molte persone e' piu' gratificante essere un trentenne alle spalle della famiglia che svolgere un lavoro.

E qui anche la famiglia ha le sue colpe.

Gli italiani sono da sempre mammoni ma ora siamo grotteschi.
Mi e' capitato di avere dei candidati che si presentavano a colloqui con famiglie al seguito.
Colloqui che io personalmente neanche facevo iniziare.

Da adolescente passavo le estati a lavorare all'estero in albergo.
Ero sempre l'unico italiano
( e questo aveva anche i suoi vantaggi vista la curiosita' che le fanciulle nordiche avevano verso il nostro paese)

Ricordo che all'epoca un sedicenne che "andava a formarsi in Inghilterra " era un marziano. Di piu': proveniente da una famiglia scellerata.

Oggi un sedicenne e' ancora agli occhi della famiglia una specie di neonato.
La famiglia "protegge" il mondo esterno "e' pericolo". I risultati di questo modo di pensare sono sotto gli occhi di tutti.

Ultimamente ho partecipato ad alcuni corsi di formazione di livello anche elevato.
Ho trovato per gli studenti degli "internship" presso compagnie internazionali.

Ho in realta' perso solo tempo.

Le risposte per rifiutare dei programmi formativi da parte di compagnie quali Marriott, Hilton, Starwood etc sono state sempre le stesse: e' agosto vorrei riposarmi, ci penso a settembre, pensavo di svolgerlo piu' vicino casa etc.

Anche qui le statistiche sono impietose: gli Italiani sono agli ultimi posti per i programmi formativi in giro per il mondo, organizzati da compagnie internazionali, mentre per i nostri colleghi europei costituiscono il primo passo per una carriera internazionale.

Gli internship sono " a costo zero" la compagnia ti prende in carico dandoti vitto ed alloggio e di contro ci si deve impegnare a lavorare come facchino a Parigi piuttosto che come receptionist a New York etc.

Al termine dell'internship la percentuale delle assunzioni e' altissima. I programmi durano dai 3 ai 6 mesi. Danno una formazione senza eguali, ma agli italiani non interessa.

O meglio, il giovane Italiano oggi vorrebbe anche diventare General Manager ma a condizione che l'Hotel sia cosi vicino a casa sua da non fargli prendere il raffreddore nel caso piova e che la strada "per il successo" non lo distragga da altre sue necessita': uscite con amici, stadio e squadra del cuore e sopratutto il rispetto della sacralita' del week end.

Non so cosa sia cambiato improvvisamente nella nostra cultura, ci ho riflettuto spesso e non sono mai giunto ad una risposta.

Alcune generazioni fa eravamo "lavoratori di fatica" attraversavamo continenti solo con la forza delle nostre braccia.
Abbiamo costruito non solo opere d'arte ma continenti interi, edificato strade e ponti nel mondo.
Scavato miniere in europa.

Avevamo molta fame.

Poi improvvisamente qualcosa e' cambiato.

E non e' cambiato "perche' c'e' benessere" altrimenti non si spiegherebbe il fatto che Germania, Francia, Nord Europa " hanno ancora fame " benche' siano paesi piu' ricchi di noi.

Forse, ma da prendere con il beneficio d'inventario, abbiamo avuto i politici peggiori d'europa, che mentre da un lato ci illudevano con il "posto statale" "il lavoro garantito" " i diritti a prescindere" dall'altro sottraevano al paese l'unica risorsa che gli poteva garantiste il futuro:

la volonta' dei giovani di migliorare le cose.

Di questo siamo colpevoli tutti.


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Dott. Roberto Necci
Tel 06.44.67.215
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venerdì 23 agosto 2013

Hotel Eden acquistato dal Sultano del Brunei

E' di queste ore la notizia che un fondo riconducibile al Sultano del Brunei abbia acquistato da Starman ( partnership fra Starwood Capital Partner e Lehman Brothers, banca fallita nel 2008) l'Hotel Eden di Roma.

L'Hotel Eden battaglia con l'Hotel De Russie la market leadership di Roma; e' quello che viene quindi definito un " trophy asset ".

E' passato (o sta passando ) di mano ad una cifra di circa 105.000.000.
Non dobbiamo metterci paura di fronte a queste somme, perche' il deal e' " a prezzi di saldo ".

Gia un anno fa Cushman e Wakefield agenzia specializzata in transazioni alberghiere aveva ricevuto mandato per dismettere l'asset a 200.000.000.

Le offerte ricevute ed evidentemente rifiutate si aggiravano intorno ai 140.000.000 , che rumors dell'epoca individuavano come il debito gravante sull'asset.

Il deal di questi giorni, sconta ulteriormente queste cifre.
E' evidente che la partnership Starman comprendeva un soggetto fallito ( lehman ) con necessita' di dismissioni di assets funzionali al rimborso di eventuali creditori.

E' anche vero pero' che un gioiello della citta' eterna non ha trovato idoneei acquirenti.
Si parla molto di sviluppo, di crescita alberghiera, ma "i soldi" ce li mettono in pochi.

Si sviluppano management contracts, franchising, locazioni ma i deal non si fanno. E chi li fa li fa prezzi di saldo (svendita).

L'Hotel top market che in altre piazze non avrebbe avuto prezzo ( e se lo avesse avuto saremmo stati fra 1,5 mln e 3 mln a camera ) a Roma si ferma ad appena 860.000

Per raggiungere queste somme pero' bisogna chiamarsi Hotel Eden, essere l'hotel con l'adr piu' alto ed essere gestito ( ancora per poco visto che il sultano controlla Dorchester ) da Le Meridien con alle spalle Starwood.

C'e' da riflettere....


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Considerazioni di fine estate

Questa estate ho avuto l'opportunita' di girare l'Italia e parlare con moltissimi colleghi / amici albergatori, managers, imprenditori.
Alcuni li ho visitati nel pieno della loro stagione turistica pertanto presi dai mille problemi della loro quotidianita'.
Con altri mi sono confrontato in serate estive dove si parla liberamente lontano dalle vesti ufficiali e forse si e' piu' sinceri.
Il turismo e' un mondo molto variegato.
E' strettamente connesso all'organizzazione turistica pubblica ed all'organizzazione del territorio.
L'attrattiva, l'organizzazione, la fruibilita' del territorio ne determinano il successo o il fallimento.
Questo blog ha la caratteristica di dire le cose "fuori dai denti " ed anche in questo caso sara' cosi: alcuni posti del nostro sud saranno anche incantevoli, ma una mancanza di buona gestione ne ha decretato il fallimento.
Mancanza di accessi, reti stradali, aeroporti, porti rendono le iniziative turistiche del luogo cattedrali nel deserto.
Queste strutture orientate da sempre al mercato italiano hanno sofferto nell'ultimo triennio il crollo dei consumi del loro mercato.
L'incapacita' del territorio ed anche colpe imprenditoriali e manageriali le hanno rese inaccessibili ai flussi internazionali.
Ho parlato con manager fermi alla distribuzione degli anni 80 , aspettando il tour operator e "i soggiorni da sabato a sabato ".
Ho scoperto l'incapacita' dell'utilizzo della tecnologia, la mancata conoscenza delle politiche distributive attuali.
La cosa che contraddistingue queste situazioni: individuare sempre in altri il colpevole: lo stato ( e colpe senza dubbio ne ha ), i clienti, l'economia e tutto cio che puo' essere aggiunto.

La realta' e' che le prime colpe sono dentro di noi, un manager/imprenditore deve essere innanzitutto "visionario". Deve capire quali sono i trend del futuro, deve adeguare la sua azione a questi, non si puo' vivere piu' su rendite di posizione e sui soggiorni "da sabato a sabato".

Penso che la stagione 2013 sia il solco fra chi abbandonera' l'attivita' specie in alcune destinazioni non piu' al passo con i tempi e chi impostera' delle rivoluzioni. Spero prevalga la seconda ipotesi.

Questo modo preistorico di concepire l'attivita' alberghiera, crea un altro danno:
non fa crescere talenti.
Quando si lavora in ambienti del genere purtroppo l'unico obiettivo e' lo stipendio.

Ma se si e' giovani, se si e' ancora in eta' per essere impostati la formazione viene prima di tutto.

Chi non ha risorse o capitali consistenti ha l'unica possibilita' nell' investire su se stesso.
Per il suo futuro e' la scelta migliore.
Lo dico spesso in varie occasioni attirandomi spesso antipatie: alcune destinazioni italiane sono morte e per un giovane insistere "perche' e' vicino casa " equivale al suicidio professionale.
La situazione peggiora di anno in anno e le istituzioni non mi sembra stiano invertendo la rotta nella valorizzazione e fruibilita' del territorio.
Mancano risorse, capacita' e volonta' bisogna prenderne atto.
Pensare che "lo stato" faccia qualcosa per noi e' una illusione. Nessuno fara' niente e probabilmente sara' cosi per i prossimi anni per i prossimi decenni.

Ho visto pero' anche situazioni diverse sempre nel nostro paese, l'Emilia Romagna pur in virtu' di una crisi che non risparmia nessuno, reagisce molto meglio di alcune regioni del sud.
E' la sua cultura probabilmente. La sua vocazione turistica da un punto di vista organizzativo e territoriale.
Seppur in vacanza ho letto tutti i quotidiani della mia citta' Roma.
Imperversa sulla stampa la situazione igienico sanitaria del Colosseo dove mancano servizi per i turisti e i monumenti vengono utilizzati come bagni pubblici.
I turisti che dovrebbero essere la nostra risorsa sono lasciati in balia di bande organizzate che hanno l'unico obiettivo di depredarli.
Non posso credere che chi si occupa di organizzazione del territorio non abbia pensato alla reale gravita' della situazione.
.
A Riccione sono entrato in un bagno pubblico. Era agosto mese di alta affluenza turistica.
Il bagno splendeva. A Roma da romano probabilmente non entrerei in un bagno pubblico.
Qui c'entra l'organizzazione del territorio ma anche il senso civico.
E' evidente che a Roma ne abbiamo sempre meno.
Purtroppo ce ne accorgiamo quando viaggiamo.

Ho letto su un blog l'articolo "perche' i Napoletani non dovrebbero viaggiare ", che in tono semi serio racconta le differenze che un turista napoletano trova a Copenaghen.
L'articolo parla di Napoli ma le differenze con Roma sono minime.
Ci stiamo abituando "al brutto" e non ce ne accorgiamo se mettiamo il naso fuori.
Questa estate mi ha fatto riflettere anche su un altro grave problema che affligge il settore turistico:
la formazione.

E' evidente che sono "parte in causa" essendo spesso impegnato in progetti formativi ma sono convinto del fatto che spesso il personale alberghiero non e' adeguatamente formato.
Anche questa affermazione mi attirera' critiche. Pazienza.
Ma oggi nel 2013 con internet, tecnologia, possibilita' di allargare i nostri orizzonti di studio e' inconcepibile "ignorare"
Non sapere di distribuzione elettronica, di management alberghiero, di amministrazione di contabilita' non e' piu permesso.
Oggi come ieri e' la passione, la determinazione, la curiosita' sono il motore propulsivo delle nostre carriere.
Lavorare con il cuore capire che "la formazione" e' compito individuale, imparare a rubare con gli occhi, cercare, sperimentare, astrarre.
Porsi domande e cercare delle risposte.
Non possiamo piu' delegare "ad altri" queste funzioni.

Ne e' in gioco il futuro.


































martedì 13 agosto 2013

Il disagio di Roma e il console Inglese

La pausa estiva del Blog Consulenza Turistica e' stata necessariamente breve perche' tanti e tali sono stati i fatti di cronaca che mi e' parso giusto approfondire.
Tutti gli operatori turistici di Roma sono letteralmente balzati dalla sedia ( o dall'ombrellone ) quando si sono diffuse le parole del console inglese.
Vi e' stato un invito a porre particolare attenzione durante l' utilizzo dei mezzi pubblici dove spesso i turisti diventano vittime di bande organizzate.
La cosa allarmante e' che nei giorni  successivi la notizia ha avuto risalto sull'intera stampa anglosassone.
Certa stampa addirittura ha pensato bene di "intervistare" in presa diretta i cittadini inglesi direttamente negli aeroporti al loro ritorno in patria.
E' evidente che Roma non ci fa una bella figura e neanche l'Italia turistica a pensarci bene.

Tuttavia penso che c'era bisogno di queste esternazioni.

Se abbiamo un minimo di onesta' intellettuale sappiamo che quello che ha detto il Console inglese corrisponde alla verita'.
Di fronti a questi fatti possiamo criticare la stampa, prendercela con tutto il mondo dell'informazione o in alternativa potremmo cominciare ad analizzare seriamente il problema.
Roma viene percepita come una citta' insicura.
Alcune zone del centro sono in balia del degrado perpetrato non solo dai Romani ma anche dai turisti.
Gli stessi turisti che difficilmente in altri luoghi avrebbero gli stessi comportamenti.
E' come se al pari di una moderna Babele, Roma sia la citta' dove tutto e' concesso.
E dove tutto rimane impunito.
Dobbiamo amare la nostra citta'. Dobbiamo considerarla un patrimonio mondiale, un tesoro che nessun altro al mondo ha.
Quando si leggono le classifiche turistiche Roma e' posta fuori dal podio, quarta, quinta citta' per arrivi turistici in Europa.
Le potenzialita' della Citta' Eterna dovrebbero farla gareggiare in una speciale classifica dove dovrebbe correre da sola.
Una sorta di Champions League con un solo partecipante.
E dopo di lei, la classifica delle altre.
Alla seconda andrebbe assegnato comunque il podio della prima, perche' Roma per l'appunto dovrebbe essere "fuori classifica".
Se la realta' non e' questa, il motivo non e' "perche' a Londra parlano Inglese " considerazione fatta ad un convengo pubblico da un esponente della giunta Alemanno, quanto piuttosto per l'incapacita' degli amministratori di comprendere il modello di governo di una citta' turistica.
L 'ignoranza di noi romani (tutti) che invece di apprezzare di essere nati in una citta' unica al mondo contribuiamo con i nostri comportamenti al suo declino, ha fatto il resto.

La pedonalizzazione dei Fori Imperiali e' sicuramente gesto "televisivo".
I problemi però sono altri e piu' profondi.
Le periferie romane, dove e' grave il disagio sociale, vanno risanate con cultura e legalita'.
Lo stato non viene piu' percepito e sacche di illegalita' prendono il predominio.
E' mancata nella nostra citta' la volonta' di contrastare questi fenomeni.

Risanare una scuola, controllare le periferie, non da' il risalto che puo' dare " la pedonalizzazione dei Fori Imperiali ", ma contribuisce alla risoluzione dei problemi.
La conoscenza ci fa apprezzare l'ambiente in cui viviamo che oggi alcuni strati sociali "non riescono a vedere". E non vedendo non apprezzano.

Il disagio di Roma non sta sull'autobus 64.
Viene purtroppo da molto piu' lontano da anni di politiche miopi e di " di integrazioni da salotto " oltre che di poltrone assegnate "agli amici"
Roma e' stata il primo comune in Italia ad adottare la tassa di soggiorno.
Cosa diamo in cambio ai turisti? Servizi pubblici efficienti? Decoro e sicurezza? Informazioni adeguate? Punti turistici informativi? Servizi pubblici degni di questo nome?
Provate ad utilizzare un bagno pubblico , cosa sperimentata personalmente a Riccione nel pieno della stagione estiva e fate la stessa cosa a Roma.
Mettetevi nei panni di un turista.
Non e' solo questione di numeri. E' di governo delle citta'. Di rispetto , di senso civico.
Sulla bocca dei turisti c'e' sempre la frase: "Rome is wonderful..but...."
Il nostro obiettivo dovrebbe essere l'eliminazione del "but".

























domenica 4 agosto 2013

Il risanamento di un albergo

Il presente articolo si aggiunge ai precedenti "come si valuta una gestione alberghiera " e "criteri di valutazione di un albergo ", completando la trattazione degli argomenti indispensabili per un manager o un imprenditore.

Si tratta del processo di risanamento di una azienda alberghiera.
Le aziende possono andare male fondamentalmente per 3 motivi: problemi gestionali, problemi finanziari, problemi di mercato.

L'ulitmo , la perdita di flussi di una destinazione turistica, esula dalle responsabilita' di un manager..
Si entra nell'ambito dell'organizzazione turistica pubblica e con i suoi compiti di programmare infrastrutture, servizi etc.
E' evidente che il problema di mercato puo' anche dipendere da situazioni macro economiche oltre che situazioni esogene alla gestione tipica ( operativa e finanziaria ).

L'articolo concentrera' la sua trattazione su due particolari aspetti della gestione: operativa e finanziaria.

Per gestione operativa intendiamo la gestione tipica di una azienda alberghiera, la sua capacita' di produrre reddito dalla sua natura tipica ( vendere spazi, camere, servizi ristorativi etc ).

La gestione operativa come piu' volte trattato viene misurata dall' EBITDA, termine spesso volgarizzato in italiano con il Margine operativo lordo.

UNIFORM SYSTEM OF ACCOUNT

L'analisi della gestione operativa deve essere fatta attraverso un modello contabile, specifico per il settore alberghiero che prende il nome di Uniform System of Account.

Questo modello divide l'azienda per Centri di Ricavo e Centri di Costo.
Sostanzialmente l'azienda viene divisa in reparti che sono in grado di generare ricavi.

Avremo cosi: Room Division, Food & Beverage, Banqueting, Conference, Meetings, Shops etc.
Compito del manager non sara' solo quello di elencare i reparti ma " pensarne di altri ".

Basti pensare alla capacita' di alcune aziende multinazionali, Hilton e Sheraton in primis di trovare "spazi da affittare" ad altre attivita' commerciali ( negozi, temporary shops, agenzie etc ).

Questa attivita' e' finalizzata all'aumento dei centri di ricavo dell'azienda.

Una volta creato il modello per l'evidenza delle voci di ricavo, suddivise per mesi, trimestre, semestri, anni etc, vanno attribuite le relative voci di costo.

Ogni costo va perfettamente attribuito al suo settore di ricavo. I costi per erogare il servizio Room Division vanno attribuiti al settore come pure i costi per erogare il servizio Food & Beverage e cosi via per tutti gli altri reparti.

Si cominciano cosi a delineare le performance di reparto che contribuiscono tutte insieme alla marginalita' generale.
La marginalita' generale e' fondamentale ma ugualmente fondamentale e' la comprensione di come questa marginalita' viene creata.

Alcuni costi sono di stretta competenza del reparto, altri invece sono costi di tipo generale e la loro attribuzione puo' seguire diverse dinamiche, che saranno i prossimi articoli ad evidenziare.

In questa fase a titolo esclusivamente didattico possiamo condividere la procedura che un "costo generale di elettricita' " possa essere ripartito in maniera omogenea ai vari reparti.

( Es. Utenza euro 10.000 suddivisa in Euro 2.000 da attribuire ai 5 centri di ricavo / costo ).

Lo stesso costo del personale ove questo venisse utilizzato "in piu' reparti" dovrebbe aver scorporato il costo orario e lo stesso venir attribuito in funzione dell'effettivo lavoro prestato nel reparto.

( Es. Facchino 6 ore di lavoro totali, 4 ore del costo attribuito al settore Room Division , 2 ore al settore Food & !everage )

L'analisi del modello Uniform System of Account ci da il quadro delle redditivita'/dispersioni che ogni centro di ricavo / costo ha.

Gli interventi dell'azione manageriale diventano sostanzialmente di tipo chirurgico ove la redditivita' va limata, invasivi ove la redditivita' dei reparti e quella generale e' compromessa e non ottimizzata.

ANALISI RMC/ADR/REVPAR SU BENCHMARK

Compresa la struttura dei costi dell'azienda e le politiche di relativa attribuzione, il passo successivo o concomitante e' l'analisi dei ricavi prodotti in funzione del proprio benchmark di riferimento.
Oggi la tecnologia ci permette di avere i dati relativi ad ADR / OCCUPAZIONE di tutte le strutture che decidiamo essere nostri competitors.
Una azienda accanto alla contrazione dei suoi costi deve necessariamente analizzare come puo' contribuire ad un aumento dei ricavi.
L'analisi della nostra posizione di mercato in relazione alla concorrenza e' uno degli aspetti fondamentali.
Logicamente la concorrenza va anche analizzata sotto l'aspetto propriamente di branding, cercando di comprendere dove offre dei servizi che vengono apprezzati in misura maggiore dal mercato.
La posizione di branding influenza la strategia tariffaria.

ANALISI SEGMENTI

I ricavi dell'azienda vanno attraverso le statistiche del PMS segmentati.
Dobbiamo cioe' analizzare quanto pesano i segmenti attraverso i quali l'azienda crea i suoi ricavi. Se ci accorgiamo che alcuni segmenti mancano questi vanno aggiunti, se ci accorgiamo che alcuni "pesano troppo" va ridimensionato il loro peso.

Ultimanente ho analizzato troppe aziende presenti esclusivamente sul segmento OTA.
Questo segmento oltre ad essere a bassa redditivita' e' a scarsa fidelizzazione.
L'eccessiva presenza di questo segmento sui ricavi comprime le possibilita' dell'azienda di aumentare i suoi indici ADR/RMC.
La segmentazione ottimale di una azienda va fatta pero' "da mani esperte".
Troppi guru del computer strateghi del "revenue all'amatriciana " conoscendo solo questo segmento posizionano le aziende che curano esclusivamente sul mercato OTA.
I danni, oggi, sono sotto gli occhi di tutti sotto l'aspetto della redditivita'.

I segmenti vanno creati in funzione del mercato potenziale, ad ogni segmento va assegnato un contingente ( OTA, T.O FIT., TO GRUPPI, CREW, CORPORATE, WALK IN, CONSORSI, GDS, ABITUALI, WEB SITE etc ).

E' evidente che costantemente la produzione dei segmenti va monitorata e le strategie possono mutare, ( diminuzione distribuzione OTA aumento camere a TO FIT, diminuzione GDS aumento VIRTUAL ROOM prenotabile solo da WEB site etc )
Un buon PMS con funzione di Business Intelligence e' fondamentale.

GESTIONE DEL PERSONALE

Analizzato che l'azienda alberghiera non performa come dovrebbe, la riorganizzazione/ottimizzazione del personale e' uno dei primi passi.
L'errore da evitare e' considerare l'ottimizzazione esclusivamente come dei tagli.
In aziende con una forte componente "Labour" e' evidente che la motivazione del personale ed il suo grado di apprezzamento dell'azienda incide sul servizio reso ai clienti.
La prima analisi in questo ambito e' di tipo contrattuale e di inquadramento.
Se da una parte l'azienda deve ottimizzare i costi del lavoro e' ovvio che non puo' essere fatto commettendo illeciti.
L'illecito se da una parte sembra apportare benefici di breve periodo dall'altra crea problemi in grado di compromettere addirittura la continuita' aziendale.

Oggi adottare i contratti sanciti dall 'accordo delle OOSS e le parti datoriali significa garantire il futuro all'azienda.
Da una parte il lavoratore ha piu' motivazione, dall'altra l'azienda puo' pretendere di piu' in termini di erogazione del servizio.
Contratti irregolari si concludono sempre con cause di lavoro che vedono l'azienda irregolare soccombere con grosse ripercussioni di tipo economico.
Dove sta quindi la convenienza?
Un manager / imprenditore degno di questo nome non si preoccupa del domani dell'azienda ma del suo futuro.
E la maggior assicurazione e' il rispetto delle norme.
Evitiamo di trattare in questo articolo i contratti di appalto che gia hanno avuto in questo blog trattazione.
L'irregolare applicazione di questa tipologia di contratto, vista la vigenza della corresponsabilita' fra le parti coinvolte ( appaltante ed appaltatrice ), e' una delle piu' frequenti situazioni di criticita'.

Neanche uno studente al primo anno di scuola superiore puo' concepire che il risanamento di una azienda possa passare per l'asta al ribasso del servizio di pulizia delle camere, offerto da aziende che il necessario consolidamento del settore appalti, fara' presto sparire dal mercato.

L'assegnazione dei budget dei reparto ai capi reparto , che diventano in questo modo dei presidi della direzione nei centri di spesa e' un passaggio fondamentale.
Ogni capo reparto deve costantemente operare su modelli in grado di dialogare sul modello generale principale.
L'attivita' del capo reparto e' avvantaggiata nel momento in cui la forza lavoro alle sue dipendenze non manifesta malumori su irregolarita' contrattuali.

ANALISI REDDITIVITA' GLOBALE

Chiariti i precedenti punti, ora necessariamente l'attivita' di analisi passa per la redditivita' globale, ovvero quanto il complesso sistema aziendale genera profitti dall'attivita' tipica.
Il benchmark internazionale individua in un EBITDA compreso fra 40/50 % in assenza di componente ristorativa e 30/35 % in presenza di questa componente, i risultati da raggiungere.
Ancora una volta l'analisi dei trends del benchmark e' uno strumento indispensabile.

ANALISI GESTIONE FINANZIARIA

Una azienda pur avendo buone marginalita' derivanti dalla gestione tipica puo' non essere in grado di far fronte ai suoi oneri finanziari.
Del resto e' da principianti pensare che per far fronte all'onere finanziario si debba , in assenza dell'analisi sopra esposta, agire sui costi tipici di gestione.
Intervenire su questi in presenza di un EBITDA in linea con il benchmark significa far calare la redditivita'.

L'aspetto finanziario va trattato salvaguardando ove la gestione e' corretta, i necessari costi di struttura.
Ne verrebbe altresi' compromessa la brand con conseguente diminuzione RMC/ADR.

Nell'ambito dello stato patrimoniale viene evidenziato l'indebitamento.
Nel conto economico viene manifestato il costo sull'esercizio di questo debito.
Questa prima approssimazione ci indica il costo medio del debito ( 5,6,7,10,12,15 % ).

Per risparmiare sul costo del debito bisogna agire sulla sua struttura.
La ricapitalizzazione finalizzata all'abbattimento e' l'operazione piu' saggia.
Ma non sempre questa operazione e' possibile, in questi casi le negoziazioni con i finanziatori debbono riguardare:

1) Riduzione tassi d'interesse
2) Rimodulazione struttura ( da breve a lungo)
3) Consolidamenti bullet / Maxi canoni

Nei casi piu' difficili si possono valutare le procedure concorsuali ora nuovamente disciplinate dal "decreto del fare " finalizzate alla continuita' aziendale.

Infine al termine del processo di risanamento, la "prova del nove " e' data dalla percentuale di remunerazione del Patrimonio Netto.
Il Patrimonio Netto rappresenta l'investimento all'interno dell'azienda da parte dell'imprenditore.

Un patrimonio netto, oggi deve avere una remunerazione lorda ( utile prima delle imposte) compresa fra il 6 ed 8 %.

Tutti gli altri indici di fronte a questo diventano........carta straccia.

Le crisi di impresa e le relative opere di risanamento difficilmente possono essere circoscritte ad un manuale procedurale.
L'articolo non ha questa presunzione, ma ha il fine di diffondere cultura di managerialita ed imprenditoriale.

Ho assistito aziende convinte che la causa dei loro mali fosse "il revenue" e la necessita' di aumentare "l'occupazione".
Un manager competente sorride di fronte a questa incompetenza, ma e' spesso oggi una triste realta'.


From the desk of
Dott. Roberto Necci
Tel 06.44.67.215
Fax 06.49.57.916
skype id: roberto.necci
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